Cari Signori, tempo fa scrissi alcune righe con le quali, partendo dal Piave, da una finestra e da una macchina da scrivere, tentavo di evidenziare le opportunità offerte alle imprese dall’adeguamento alla normativa europea sulla protezione dei dati (GDPR), che diverrà applicabile tra pochi giorni (il 25 maggio, per l’esattezza).
Ora che il fatidico termine si sta facendo sempre più imminente e che la risonanza mediatica dell’evento è in totale ebollizione – con il frenetico rimbalzare di notizie (infondate) sull’abrogazione del nostro codice della Privacy e sul differimento semestrale dei controlli (solo in Francia, non da noi) – voglio concedermi il lusso di osservare il fenomeno ancor più da lontano.
Siamo esseri umani, siamo curiosi come scimmie e questo ci ha portato sulla luna ed oltre.
Siamo italiani, abbiamo una tradizione giuridica tra le più antiche della civiltà, ma siamo insofferenti alle regole.
Abbiamo realizzato veicoli velocissimi, ci siamo con essi schiantati nei modi più fantasiosi e devastanti, li abbiamo dotati di dispositivi di sicurezza avanzatissimi, ma… ci siamo lamentati (e non poco) del casco obbligatorio e delle cinture di sicurezza.
Oggi allacciare le cinture e mettere il casco ci sembra quasi scontato: ci vergogneremmo (almeno dovremmo) a presentarci al pronto soccorso dovendo ammettere di non averli utilizzati.
Abbiamo inventato telefoni che fanno un sacco di cose “intelligenti” e gliele facciamo fare mentre guidiamo. Continuiamo a schiantarci in maniera atroce, ma ci lamentiamo delle multe per chi guida telefonando e scrivendo messaggi.
Siamo entrati irreversibilmente nell’era digitale, tanto da affidare ai computer le nostre attività, i nostri soldi, le foto dei nostri figli, ma continuiamo ad usarli come macchine da scrivere a colori (pensavate forse che stessi divagando senza uno scopo preciso?) e ci lamentiamo se la Legge ci impone, per l’ennesima volta, di metterci al sicuro.
Siamo bambini che si lagnano della mamma severa, salvo poi ravvedersene da adulti (spesso quando è ormai troppo tardi…).
È giunto il momento di prendere atto che il nostro modo di lavorare deve essere improntato alla sicurezza dei dati.
Prima che sia troppo tardi. Prima che siano la Legge, o il ricatto di un hacker, o la richiesta risarcitoria di un cliente danneggiato a ricordarcelo (ed a farcelo ricordare).
Si tratta di un prezioso investimento sul futuro delle nostre attività, i cui benefici potremo apprezzare non appena saremo in grado di mettere da parte la nostra culturale insofferenza alle norme ed ai cambiamenti.
Acquistereste – oggi – un’autovettura sprovvista di abs, di air bag, di cellula indeformabile?
Perché, allora, i dati della vostra azienda non sono protetti? Antivirus, firewall, backup, credenziali di autenticazione… sono presidi alla portata di tutti, li avete?
Allacciamo le cinture, indossiamo il casco, attiviamo il vivavoce e… proteggiamo i nostri sistemi informatici.
Costa molto meno prevenire, che curare!
Sempre al Vostro fianco,
Avv. Pietro Anselmi

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